lunedì 1 aprile 2024

Il Pd e Marco Tarquino.

 Titolo, voterò Pd alle Europee se ci sarà in lista Marco Tarquinio.


Svolgimento, vi avviso è lungo, se non vi interessa passate oltre.

Sono un elettore di centrosinistra, spesso ho votato Pd ma a volte ho votato più a sinistra o più al centro, sempre però all'interno del centrosinistra. Alle elezioni europee, lo ricordo, non si corre alleati ma ognuno fa gara a sè, per poi confluire nelle varie famiglie europee.


Io sono indeciso se votare Pd, Verdi-Sinistra, o Movimento 5 Stelle.


Andiamo con ordine. Non ho mai votato in vita mia il Movimento, che ho sempre avversato nella versione originaria di Beppe Grillo, uno vale uno etc..., ritengo però che da quando se ne sono andati i vari Dibba, da quando Grillo si è defilato, il Movimento versione Conte sia un qualcosa di serio, sia un partito attento ai bisogni delle persone più fragili ed alle ragioni del pacifismo. Non escludo di votarlo nei prossimi anni.


Verdi-Sinistra, li ho votati alle ultime politiche ma alcune scelte, vedi Soumahoro, mi hanno deluso. Comunque non mi sento lontano da molte delle loro istanze.


Il Pd. Ho votato e non lo rinnego Elly Schlein alle Primarie sperando in un cambiamento, che per ora fatico a vedere compiuto. Il Pd aderirà al PSE, ai socialisti europei, che ritengo la mia famiglia politica di riferimento. Come saprete, si fa il nome di Marco Tarquinio, ex direttore di "Avvenire", come possibile candidato nelle liste del Pd, sembra su proposta della Schein.

Da dentro il partito si è levato un coro di critiche per le posizioni pacifiste di Tarquinio, e per il suo essere cattolico e quindi, secondo alcuni, lontano dai "contenuti" del nuovo corso Schlein.

Due considerazioni. La prima, Tarquinio non è Pillon o Adinolfi, non è un cattolico pre-conciliare, ma direi una persona in linea col magistero, sintetizzo brutalmente, "progressista" di Papa Francesco. 

Il Pd, lo ricordo, nasce dalla fusione tra DS e Margherita, grossomodo dalla fusione della componente socialista con quella cattolica.


Seconda considerazione. Tarquinio rappresenta le istanze di tanti che come me sono scesi in piazza per difendere le ragioni del pacifismo, rappresenta un popolo consistente, anche se poco raccontato dai media mainstream, che dice no alla logica del riarmo e della conflittualità. Onestamente, se queste istanze non troveranno spazio nel Pd, nessun problema ma almeno il mio voto (e mi sento di dire quello di molte altre persone) lo vedranno col binocolo.

domenica 19 marzo 2023

I Corridoi Umanitari, la tenerezza di Papa Francesco ed un PNRR dei Borghi Italiani.

Ieri ho vissuto un privilegio, quello di partecipare in Aula Nervi in Vaticano all’Udienza di Papa Francesco dedicata ai Corridoi Umanitari, momento in cui il Santo Padre ha incontrato sia i profughi arrivati in Italia attraverso tale sistema, sia le famiglie che li accolgono. Non mi dilungo sulla giornata, è pieno di articoli in rete e sul Sito della Comunità di Sant'Egidio trovate tutti gli interventi, vorrei proporre alcune riflessioni che tale giornata mi ha suscitato. 




L’udienza è iniziata alle 11.30 ma io ero nei pressi di Piazza San Pietro a partire dalle 8.00, ed ho aiutato, in quanto volontario della Comunità di Sant’Egidio, ad organizzare ingresso delle migliaia di persone presenti. Ecco, migliaia, perché come ha ricordato Daniela Pompei, “anima creativa” dei Corridoi Umanitari, sono ormai 6.080 le vite umane salvate dal 2016, giunte in Europa legalmente, arrivate soprattutto in Italia, ma poi in Francia, in Belgio e un limitato numero nel principato di Andorra e a San Marino. Insieme a loro, il vasto mondo dell’accoglienza: singole famiglie, parrocchie, associazioni, gruppi scout, membri di realtà e comunità ecclesiali.

Davanti a me ha sfilato (in attesa dei rigidi controlli di sicurezza) un popolo, misto, variegato, gioioso e bello. Dai sorrisi vitali di tante giovani mamme, ai volti sereni di tanti papà felici di aver regalato un futuro ai propri figli. Dalle donne ucraine avvolte nelle loro bandiere, ai tanti gruppi parrocchiali capeggiati da un sacerdote o da un animatore. Tutti eleganti, tutti sorridenti, tutti emozionati e grati per questo invito ricevuto, direbbe il Commissario Montalbano, da Sua Santità di persona personalmente.

Aula Nervi piena, entra il Santo Padre. Dopo i discorsi introduttivi di Daniela Pompei per la Comunità di Sant’Egidio e di Daniele Garrone (Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche), alcune testimonianze, dalla Siria, dalla Libia, da parte delle famiglie accoglienti. Poi, le parole di Bergoglio.




Ho fatto molta attenzione al volto del Santo Padre. Serio, gravoso, commosso nel ricordo delle vittime dei tanti naufragi in mare, un discorso di altissimo profilo che vi invito a leggere, il volto del Papa si è poi pian piano trasfigurato (guardate la Fotogallery sul sito della Comunità di Sant’Egidio) nell’incontro e nel lungo abbraccio con i profughi. Il Papa, seppur in carrozzina, non si è sottratto all’abbraccio con il popolo, anzi, al termine di una udienza tutto sommato breve ha dedicato almeno venti minuti ai saluti, facendosi condurre dai suoi collaboratori nel saluto alla folla. Qui, lo potete vedere, un volto allegro, sereno, amichevole, affettuoso, il Santo Padre ha ricevuto ben volentieri lettere e regali, ma non si è affatto scandalizzato, anzi ne era ben contento, quando alcune mamme gli hanno letteralmente lanciato i loro figli. Un bambino ha anche regalato al Santo Padre un pupazzetto di Spider-Man. Il Papa si sentiva a casa, in mezzo alla sua famiglia, e non credo di dire nulla di azzardato se affermo che Bergoglio si trova più a suo agio in mezzo ai profughi che tra le beghe della Curia.

C’è un secondo aspetto che vorrei sottolineare, ovvero che dovremmo essere capaci di trasformare l’immigrazione da “problema” a “risorsa”. Il nostro Paese, ci fosse una classe politica lungimirante, non dovrebbe respingere gli immigrati ma dovrebbe andarli ad accogliere in aeroporto col tappeto rosso, dopo avergli pagato il costo del volo ed avergli offerto ostriche e champagne durante il viaggio. Recentemente Lollobrigida, ministro per le politiche agricole nonché cognato del premier Meloni ed uomo forte di Fratelli d’Italia, ha parlato di necessità di forza lavoro immigrata nel settore agricolo. Il ministro ha parlato di mezzo milione di lavoratori, poi ha leggermente ritrattato sulla cifra, ma comunque ha evidenziato delle richieste che arrivano dalle associazioni di settore.

Ora, io mi rendo conto che, a titolo esemplificativo, non è facile accogliere ed integrare 5.000 immigrati senza lavoro a Scampia e Tor Bella Monaca, ed infatti esperienze simili sono fallimentari. Qui dovrebbe entrare in gioco la capacità politica: in Italia abbiamo centinaia di borghi splendidi ma moribondi, terre appenniniche sempre più svuotate di linfa vitale. Amo girare per i borghi del nostro Belpaese, personalmente mi rilassa, riscopro la natura, assaggio le prelibatezze del territorio, ma sempre più spesso vedo, tolte alcune mete turistiche, paesi svuotati e case abbandonate. Se vi fermate in una qualsiasi piazza di un paesino dell’Appennino italiano, troverete 20 anziani seduti su qualche panchina, e faticherete a vedere un bambino. Recentemente sono stato a Belmonte in Sabina, aria pura, boccate di ossigeno e di bellezza ad un’ora dal caos di Roma, poi mi fermo per cercare un bar e….niente bar, neanche un ristorante. Ora, come si può essere attrattivi se mancano i servizi essenziali? Nella vicina Rocca Sinibalda, se non ricordo male, a fatica resiste una scuola elementare ma già per frequentare le medie bisogna fare 10 km. In macchina. Quante case disabitate (e probabilmente anche pericolanti causa terremoti) ci sono nei paesini abruzzesi, ciocari o molisani? Case che magari i proprietari, oggi in Argentina eredi di nonni immigrati, neppure sanno di possedere? Perché non pensare allora ad un PNRR dei Borghi, magari incentivando anche l’arrivo di famiglie immigrate con figli per ridare vita a questi territori?

 

Mario Scelzo

lunedì 27 febbraio 2023

Intervista a Gavino Pala, autore del libro "Mi volevano morto".

Ho intervistato Gavino Pala, producer presso Tv2000 (la Tv della Conferenza Episcopale Italiana) ed attento osservatore della realtà vaticana. Pala ha da poco pubblicato con le edizioni San Paolo il suo ultimo libro: "Mi volevano morto" (Papa Francesco alle prese con i suoi detrattori). Senza aggiungere altro, vi lascio alla lettura dell'intervista.


Lei parla di Bergoglio come di un Pontefice amato dalla gente ed osteggiato dalla curia. A suo parere è una "novità" rispetto agli ultimi pontificati?

Già nelle Congregazioni generali che hanno anticipato il Conclave che ha poi eletto papa Francesco i cardinali arrivati a Roma si erano accorti, dopo la rinuncia di Benedetto XVI, che qualcosa nella Curia romana non andava. E lo stesso pontefice, durante i tradizionali auguri natalizi alla Curia non ha risparmiato critiche, arrivando ad elencare delle vere e proprie malattie della Curia romana. Dall’altra parte non sono mancati esponenti della Curia, anche in ruoli importanti, che non hanno lesionato critiche al pontefice e al suo approccio pastorale. Se volessimo prendere in prestito la terminologia della politica i “conservatori” sembrano trovarsi all’opposizione e non sanno come gestire questo nuovo ruolo.




Lei ha scritto questo libro prima della morte del Papa Emerito. Le affermazioni di Padre Georg... potremmo dire... rafforzano la sua tesi di fondo, ovvero di un Pontificato sotto continuo attacco?

Credo che vada fatta una premessa: credo, almeno per me, i fedeli non amano vedere questi “giochi di palazzo”. Sicuramente le parole di padre Georg non fanno bene alla Chiesa anzi cercano ancora una volta di mettere a confronto papa Francesco con il suo predecessore. Le parole di padre Georg hanno poi lasciato dubbiosi anche altri critici dello stesso Bergoglio. La sensazione però è che, almeno da parte di alcuni “conservatori” ogni parola e ogni gesto del papa venga analizzato nei minimi particolari per poi criticarlo


Tradizione e progresso, il Papa è sotto attacco -sintetizzo per titoli- da destra (gli ambienti americani) e da sinistra (chiesa tedesca). Sì riuscirà ad evitare uno scisma?

Il pericolo di uno scisma purtroppo sembra presente nella Chiesa. Lo stesso pontefice ne ha parlato pochi anni fa proprio a proposito della Chiesa negli Stati Uniti. Io credo che Bergoglio lavori incessantemente per evitare questo ma senza mai mettere in discussione la priorità del suo Pontificato. È un papa che apre dei processi che poi portano ad una decisione. Pensiamo solo alla riforma della Curia romana, un lavoro durato anni e accompagnato dal sostegno del Consiglio dei cardinali, 9 cardinali che rappresentano la Chiesa universale. 

In passato non sono mancate critiche all'operato dei Pontefici, ma erano sempre sfumate e rispettose. Oggi, e questo emerge chiaramente leggendo il suo testo, chiunque si sente autorizzato a criticare il Santo Padre. Come se lo spiega?

Diciamo che la cosa che è cambiata in particolare sono i social. Prima per arrivare a criticare un papa dovevi avere almeno la possibilità di pubblicare su un giornale, oggi chiunque, magari dietro l’anonimato un account, si sente autorizzato a dire la propria. 


Secondo lei i "nemici del Papa" (mi scuso per la semplificazione) si stanno organizzando per il prossimo conclave?

Certamente. Non vogliono ritrovarsi a commettere l’errore che pensano di aver fatto con Bergoglio. Negli Stati Uniti hanno redatto un report con il profilo di tutti i cardinali. Lo stesso Francesco ha denunciato di riunioni su questo mentre era ricoverato al Gemelli.


Bergoglio più volte ha duramente condannato il chiacchiericcio, le maldicenze, il parlar male ma senza esporsi. Ad alcuni osservatori questi attacchi del Papa sembrano eccessivi, lei cosa ne pensa?

Purtroppo penso che sia un problema reale, nella Chiesa e nella società. Il papa ha sempre detto che lui è il primo che può essere criticato, ma se queste critiche sono costruttive, cosa diversa invece è il chiacchiericcio, il parlare male fine a sé stesso.


Lei spesso racconta, mi riferisco agli attacchi provenienti dalla Chiesa Americana, di un network, di un insieme di giornali e siti che si sostengono in questa battaglia. Lei ci vede un disegno... superiore, una strategia non solo ecclesiale ma anche geopolitica?

 

Certamente c’è continuità tra alcuni settori della Chiesa nord americana e il partito Repubblicano. Abbiamo visto come, per esempio, il rapporto tra Bergoglio e Trump fosse a dir poco gelido. Pensiamo al tema dell’immigrazione, con l’allora presidente USA che alzava i muri con il Messico e il pontefice che invece chiede di accogliere, sembrano due visioni inconciliabili. 


Dopo la morte di Benedetto XVI si è tornati a parlare di dimissioni di Francesco. Lei crede a questa possibilità?

 Benedetto XVI ha sicuramente creato un precedente, anche se prima di lui altri pontefici avevano preso in considerazione questa eventualità. Pio XII, durante la seconda guerra mondiale, aveva firmato le sue dimissioni, che sarebbero diventate effettive se, come si sospettava, i nazisti fossero entrati in Vaticano e lo avessero catturato. Vedere il papa utilizzare una sedia a rotelle per spostarsi ha stupito molti e non pochi hanno pensato che, dopo la morte del papa emerito, Francesco potesse lasciare. Ma lui è stato chiaro su questo, lascerà solo se non più in grado di governare. Lo ha ricordato recentemente parlando ai gesuiti in Congo: le sue dimissioni sono già firmate ma il ministero petrino e ad vitam.

 

Mario Scelzo


martedì 21 febbraio 2023

Primarie Pd, io sto con Elly

Domenica prossima 26 febbraio si svolgeranno le Primarie per eleggere il nuovo segretario del Partito Democratico. Dopo le votazioni nei circoli, a cui hanno preso parte anche Gianni Cuperlo e Paola De Micheli, la gara si è ristretta a due concorrenti: Stefano Bonaccini ed Elly Schlein, attualmente rispettivamente Presidente e Vice Presidente della Regione Emilia-Romagna.

Personalmente, prima di tutto mi recherò ai seggi e già questa è una decisione che ho preso dopo lunga riflessione, la seconda scelta che ho fatto è quella di sostenere Elly Schlein e, se vi interessa, vi motiverò con queste righe la mia scelta. 




Mi… presento. Ho 42 anni, mi definisco un elettore di centrosinistra, per qualche anno ho anche avuto in tasca la tessera del Partito Democratico, poi, come tanti, sono rimasto deluso da alcune scelte e la tessera non l’ho rinnovata. Non ho neanche sempre votato Pd, ma sono sempre rimasto diciamo nel perimetro delle coalizioni di centrosinistra. Ritengo, sinteticamente, che al netto di tutti i limiti e le problematiche emerse negli anni, una qualsiasi coalizione di governo di centrosinistra (ma anche la guida di un grande Comune o di una Regione) non possa fare a meno del Partito Democratico, che negli anni è sempre stato l’elemento guida del centrosinistra.

Ora, sappiamo tutti come sono andate le ultime elezioni, con la netta vittoria della Meloni e col Partito Democratico al 19%, guida di una coalizione che ha raggiunto in totale il 26%, grossomodo gli stessi voti presi solo come partito da Fratelli d’Italia. Utile ricordare, senza andare troppo indietro negli anni, che nella scorsa legislatura il Pd ha governato insieme al Movimento 5 Stelle ed Italia Viva nel Governo Conte 2 e nel Governo Draghi, governo poi caduto, non solo ma anche, per le rivendicazioni appunto del Movimento, che si sentiva scarsamente considerato dal Premier.

Ricorderete, la campagna elettorale, gestita a mio parere malissimo da Enrico Letta, che dopo aver deciso (e posso anche capirlo sull’onda emotiva della fine del governo Draghi) di chiudere l’esperienza del Campo Largo coi 5stelle, ha inseguito, e va detto aveva anche trovato una alleanza con Azione, la nuova forza centrista di Renzi e Calenda. Il leader di Azione però, dopo aver sottoscritto un accordo, se lo è pubblicamente rimangiato, ed il Pd ha corso alleato con +Europa, l’Alleanza Verdi e Sinistra ed il partito di Di Maio.

Ora, io ritengo Enrico Letta una persona perbene, sensibile, colta, ma questo non mi impedisce di dire che sia poco carismatico, per nulla comunicativo ed empatico, e che abbia commesso gravi errori sia in campagna elettorale sia successivamente al voto. Sulla campagna elettorale, dico solo che non puoi proporti come continuatore dell’Agenda Draghi e contestualmente allearti con la sinistra di Fratoianni, che quella Agenda, legittimamente, contesta. Post-elezioni poi, trovo gravissimo ed inconcepibile il ritardo nel dare le dimissioni. Tra le politiche e le primarie, 5 mesi in cui il Pd è stato sotto attacco da tutti, senza una guida e senza una linea. Penso molto semplicemente che le elezioni regionali in Lazio e Lombardia siano state perse, e male, principalmente per questo motivo.

Veniamo all’attualità. Sintetizzando, Bonaccini rappresenta maggiormente il partito radicato nelle Istituzioni, capace di amministrare e di stringere accordi, pragmatico, ma…mi perdonerete la semplificazione, più moderato e rivolto al centro. La Schlein rappresenta l’area più barricadera, anticonformista, meno legata alle esperienze dei governi tecnici, più…sempre semplificando, “di sinistra” e magari con un occhio benevolo verso i 5stelle. Devo dire che personalmente già questo mi basterebbe per votarla, dopo averlo sostenuto per lungo tempo, nutro dal 2016 un totale disprezzo politico nei confronti di Matteo Renzi e credo che il futuro del centrosinistra debba essere senza di lui. Inutile ripercorrere le tante scelte di rottura portate avanti dall’amico degli emiri sauditi.

C’è però un altro fattore, per me quello rilevante. La Schlein, quando parla, ci mette verve ed entustiasmo. La Schlein non si vergogna di usare termini come redistribuzione del capitale, tutela dei lavoratori, ecologia, diritti sociali. La Schlein usa un vocabolario di sinistra, dopo anni in cui il Pd ha pian piano rinnegato la propria “origine” di sinistra. Con la Schlein mi sentirei tutelato che il Pd non parteciperebbe a governi tecnici o di salvezza nazionale, governi che a mio parere hanno contribuito ad annullare l’identità del partito.

Nel 2013 Bersani prese 8 milioni e 600 mila voti, nel 2022 Letta ne ha presi 5 milioni e 200 mila. Io onestamente non credo sia un problema solo di alleanze, ma c’è proprio un senso di smarrimento dell’elettore di centrosinistra. Tra Jobs Act e sostegno ad agende autorevoli ma liberiste come quella di Draghi, l’operaio che in passato votava sinistra oggi o vota Meloni o al massimo non va a votare.

Ritengo Elly Schlein ed il suo vocabolario orgogliosamente di sinistra l’ultima spiaggia per un partito più popolare e meno ingrigito, più dinamico e meno imbrigliato dalle correnti, più vicino alle agende dei poveri che a quelle dei banchieri. Io non credo che le prossime elezioni si vinceranno al centro, ma si vinceranno se si riuscirà a riportare al voto i milioni di astenuti, i tanti delusi di sinistra che oggi non hanno un riferimento, voterò la Schlein nella speranza che possa diventarlo.

 

Mario Scelzo

giovedì 16 febbraio 2023

Breznev e il Manciola (quinta puntata)

Piazza Rossa, freddo pungente, Tomassino imbacuccato nel suo cappotto si guarda attorno ammirato e parla coi suoi compagni di viaggio, nel primo giorno del suo viaggio premio nella capitale sovietica.  E’ il 5 marzo 1971, e Tomassino si trova a Mosca insieme ad altri 20 “privilegiati”, invitati dal Partito Comunista in viaggio premio per ammirare da vicino la grandiosità e le meraviglie della terra madre del comunismo.

Tomassino, fedele lettore de l’Unità e, lo ricordiamo, colonna della sezione del Pci ”Antonio Gramsci” di Tor Lupara, è stato estratto a sorte tra i lettori del giornale del Partito ed ha vinto l’occasione di partecipare a questo viaggio premio. La compagnia è variegata: sindacalisti della Cgil, delegati provinciali, un consigliere regionale in carica, un importante membro del direttivo nazionale. La curiosità è tanta, Mosca è per tanti militanti una suggestione, un sogno, ma le notizie che arrivano sono frammentarie e confuse, in televisione poi manco a parlarne, oltre a qualche “cartolina” nulla si conosce della realtà sovietica. Dieci giorni, tutto organizzato e spesato, per visitare le meraviglie artistiche del paese, ma anche le fabbriche, i centri di produzione, i luoghi simbolo dell’internazionale socialista.




I 20 “prescelti”, era un onore ed un privilegio essere invitati a Mosca in quegli anni, sono tutti rigorosamente fedeli alla linea del partito, eppure qualcuno in Russia si era particolarmente informato su Tomassino… che come ricorderete (vi consiglio di rileggere la PRIMA PUNTATA del romanzo) aveva espresso qualche perplessità sull’invasione sovietica della Cecoslovacchia.

Prima sera, cena di gala offerta in onore dei delegati italiani. Discorso e saluti introduttivi di Fedor Borisov, membro del Politburo, buon cibo, vino italiano ma anche tanta vodka. Poi, nell’ampio salone, iniziano le danze. Tomassino, uomo gradevole e simpatico ma indubbiamente non bello come un divo del cinema, resta abbastanza stupito quando vede avvicinarsi Olga per invitarlo a ballare. Alta, almeno 20 centimetri più del nostro eroe, bella, fisico da modella, lo invita a  ballare. Ora non è che Tomassino disdegnasse la compagnia femminile, anzi… ma ecco non vorrebbe creare un incidente, compiere qualche azione considerata offensiva di fronte a così importanti invitati… quindi… imbarazzato…declina l’invito. Poco dopo però ad avvicinarsi a Tomassino è una specie di armadio a due ante, una sorta di Ivan Drago (il pugile rivale di Rocky Balboa) in smoking, e con fare risoluto “invita” Tomassino a ballare con Olga. A questo punto non può rifiutare.




Sarà stata la simpatia, dote innata di Tomassino, saranno state le (numerose) vodke, sarà stata la magia della serata, pur parlando due lingue diverse, tra i due scatta una improvvisa attrazione, così quando la delegazione italiana se ne torna in albergo, sul pullman c’è un posto vuoto. Tomassino troverà “ospitalità” tra le braccia di Olga, ed a dirla tutta si scorderà del tutto per qualche giorno il motivo primario della visita in Unione Sovietica.

Ovviamente la delegazione italiana si rende conto che una persona risulta assente, ma la controparte sovietica fa sapere che tutto è a posto, Tomassino ha avuto un piccolo problema di stomaco ed è ricoverato per qualche accertamento, non vi preoccupate penseremo a tutto noi e vi daremo notizie.

La delegazione italiana nel frattempo visita alcune fabbriche, e per la verità di nascosto qualche operaio lascia dei biglietti anonimi lamentando le dure condizioni di lavoro, viene portata in visita a campagne e granai ed anche lì.. si intuisce che la realtà sovietica non è così perfetta come viene raccontata.

Si torna a Roma.

 

“Tommà, com’era sta Russia dicce mpo’”, chiede il Manciola al suo amico.

“Manciò, che ti devo dì… io non è che ho visto chissà quante cose… ho avuto diciamo così un…. Imprevisto…”.

Tomassino, anche con una punta di orgoglio, mostra all’amico la foto con dedica ricordo della settimana passata con Olga, che, va detto, si era veramente appassionata di quest’uomo buffo ma simpatico, galante ed affascinante, sempre allegro e sorridente. Il Manciola, pur se contento, sente che sotto sotto qualcosa non torna nel racconto dell’amico. Fa qualche domanda in giro e… scopre la verità.

“Tommà te devo di na cosa amico mio”

“Dimme”

“Te ricordi de quanno io e te al chioschetto del Bar Rossi abbiamo condannato l’invasione della Cecoslovacchia?” Insomma  qualcuno ste parole le ha dette in giro… e tu a Mosca eri “sotto controllo”.

Olga era una spia, che aveva il compito di impedire a Tomassino di vedere coi suoi occhi, quelli di una persona fedele al partito ma anche libera da preconcetti, la vera realtà dell’Unione Sovietica. Oggi di quell’incontro resta una foto, ma anche il ricordo di una piacevole avventura.

martedì 14 febbraio 2023

Astensionismo e Sanremo

Lazio, Elezioni Regionali, ha votato il 37% degli aventi diritto. Quasi due cittadini su tre hanno disertato le urne. Al contrario, secondo i dati auditel, circa il 66% degli italiani, quindi due italiani su tre, hanno assistito alle serate del Festival di Sanremo. Cosa c’entra questo con l’astensionismo? Tv e Politica, due realtà diverse, ha senso collegare questi due dati? A mio parere sì, e proverò a spiegarlo in queste brevi righe.

Dirò subito la mia in breve. Non dico che questo sia un bene o sia un male, ma l’italiano medio se ne strafrega delle parole di un Sangiuliano, ma anche di un Richetti, un Fratoianni, un Bonaccini, un Fedriga. Nel bene o nel male, fa più opinione e generano più dibattito le dirette social della Ferragni che quelle di Salvini. Il paese reale discute dell’abito indossato da Elodie e/o delle provocazioni di Chemical Rose, mentre le dichiarazione rilasciate alle agenzie da Letta o Lollobrigida, tanto ricercate da media e tg, restano un qualcosa di dedicato agli addetti ai lavori ed ai sempre meno cittadini appassionati della cosa pubblica.




Io lavoro in Tv, in un telegiornale che segue le vicende politiche e parlamentari. Devo dire che ho netta e chiara la sensazione che dichiarazioni che noi inseguiamo spaspodicamente, facciano davvero fatica a “bucare” il video.

Ora, si potrebbe analizzare il voto e dire che il centrodestra ha vinto, che Azione è sprofondata, che il Movimento 5 Stelle è andato male e che il Pd è andato….malino, ma tutto sommato meglio delle altre opposizioni. Si potrebbe dire che la Lega ha tenuto, che Fratelli d’Italia si conferma il principale partito….tutto vero, ma se alle urne si reca un cittadino su tre, vuol dire che la gente non ha fiducia non in questo o quel partito, ma in generale verso la classe politica. Chi vive a Tor Bella Monaca, a Scampia, allo Zen, non vede nella classe politica un interlocutore capace di dare risposte ai tanti problemi quotidiani, mentre, e questo è drammatico, spesso le “risposte” sono in grado di darle entità non proprio “chiare”, detto più terra terra le varie Mafie hanno vita facile per presentarsi come “autorevoli interlocutori”.




Non dico nulla che non sia già noto, ma se a Roma, a Spinaceto o San Basilio, hai necessità di una casa popolare, non è allo Stato, alla Meloni, a Letta che ti rivolgi, ma al boss di quartiere, che fissa il tariffario per una occupazione abusiva ma “tutelata”.

Per questo mi fanno ridere le invettive, soprattutto provenienti da Destra, verso Sanremo, verso un Festival secondo alcuni iperpoliticizzato e sbilanciato a sinistra, come se Amadeus fosse un novello Berlinguer che già a scriverlo vien da ridere.

Come abbiamo visto, le provocazioni di Fedez o di chicchesia non spostano un voto che è uno. Possono stare tranquilli i censori, la sinistra non vincerà le elezioni “grazie” ad Amadeus o Rosa Chemical.

Ecco, io però fossi un leader politico, di qualsiasi colore, mi chiederei, ed è il vero tema su cui dovrebbero tutti interrogarsi, che cosa è successo a questo paese per far sì che le piazze e le urne siano vuote e le dirette social della Ferragni piene. Non sarà che la Politica, da anni, abbia preso una deriva autoreferenziale, si sia chiusa nei Palazzi e sia sempre più lontana dalla vita vera delle persone. Per un certo periodo, il Movimento 5 Stelle con tutti i suoi limiti aveva intercettato parte dell’antipolitica, oggi gli elettori hanno bocciato anche quel movimento.

Ed allora, in attesa di una nuova classe politica capace di parlare alla vita ed ai cuori delle persone, altro non possiamo fare che prendere atto che i nostri figli e nipoti prenderanno a riferimento le parole della Ferragni o di chi in futuro le ruberà il posto, magari su altri social oggi a noi boomer sconosciuti ma già diffusi tra gli adolescenti. Questo è un bene? Non credo, ma è la triste realtà dei fatti.

 

Mario Scelzo

martedì 7 febbraio 2023

Intervista a Paolo Ciani

A pochi giorni dal voto per le elezioni regionali del Lazio e della Lombardia, ho intervistato Paolo Ciani, Segretario di Demos (Democrazia Solidale) e Deputato eletto nelle liste del Partito Democratico alle ultime elezioni politiche, uno dei pochi candidati della coalizione ad aver vinto la sfida nel proprio collegio elettorale.



Alle ultime elezioni ha votato il 64% degli aventi diritto, di fatto 1 italiano su 3 non ha partecipato al voto. Perché dovrebbero votare secondo lei, e perché scegliere Demos?

È stata una brutta notizia svegliarsi il giorno dopo le elezioni con il centro destra vincente e l'astensionismo come primo partito. Il mancato esercizio del voto è una sconfitta della democrazia. Tante persone si sono allontanate dalla politica perché non si sentono più rappresentate e hanno smesso di votare ed è per questo abbiamo deciso di creare Demos. Un partito nuovo che è nato dall'esigenza di dare voce alle persone, ai loro bisogni, specialmente della popolazione più in difficoltà perché siamo convinti che costruire, dal basso, una società a misura di fragili sia costruire una società migliore per tutti. Per questo Demos ha l'ambizione di essere oggi un'alternativa agli altri partiti e un'offerta nuova a chi cerca una proposta con alte idealità, la concretezza di conosce i problemi. Un'altra strada c'è bisogna avere il coraggio di percorrerla.

Sì avvicinano le elezioni nel Lazio, lei è stato a lungo consigliere regionale. C'è qualche risultato che vuole rivendicare? Cosa le hanno lasciato questi anni?

Essere un amministratore locale è stata una grande responsabilità e un grande onore. Rappresentare tutti i cittadini che si sono rivolti a me con proposte e idee è stato impegnativo e gratificante. Cinque anni sembrano tanti ma in verità non sono poi molti, per i grandi risultati serve tempo e dedizione, peraltro questa consiliatura è stata segnata dalla drammatica pandemia da covid 19. Ad ogni modo per i temi che ci stanno più a cuore ci siamo dati molto da fare, mi riferisco all'introduzione della figura dell'infermiere di famiglia e di comunità, al riconoscimento dei caregiver familiari, alle convivenze solidali, ai fondi per i malati sla, all'osservatorio per le persone scomparse, all'approvazione del piano sociale regionale, al monitoraggio attivo degli anziani ultraottantenni e la grande attenzione al mondo delle carceri. In più da presidente della commissione speciale covid 19 sicuramente un particolare impegno in questo ambito, tanto più che il Lazio è stato riconosciuto come modello da seguire in tutta Italia come gestione della pandemia. Tanto è stato fatto e tanto possiamo ancora fare e tanto farò in questa nuova veste da deputato grazie anche all'esperienza maturata in regione.

Lei siede in Parlamento tra le fila del Pd, un partito che in questo momento fatica a trovare una identità. Come vede il dibattito congressuale? Come... immagina il futuro del centrosinistra?

Non entro, per rispetto, nel dibattito congressuale. Sicuramente immagino il futuro centro sinistra plurale e capace di parlare a ampie parti della società anche differenziandosi al suo interno, motivo per cui come Demos abbiamo preso una posizione da alleati ma autonomi.

Restando in Aula, ha fatto discutere la sua scelta (unico nel gruppo se non sbaglio) di votare No all'invio di armi in Ucraina. Vuole motivare meglio questa sua scelta?

Non sbaglia. Quello che posso dire è che ho visto il Governo chiedere carta bianca per poter inviare armi fino a dicembre 2023 (senza ulteriori passaggi parlamentari) che però si è dimenticato di prorogare la protezione temporanea per i rifugiati ucraini, l'esenzione al ticket sanitario (lasciando persone malate o peggio con ferite da guerra a doversi pagare le cure da soli), il termine per i contratti dei lavoratori interinali che si sono occupati in questo tempo di gestire le pratiche di asilo. Si parla di armi e di guerra come di un fatto normale, si prova a normalizzarle: ma armi e guerra non sono normali, sono morte e distruzione. Dobbiamo sostenere e aiutare l’Ucraina e gli ucraini, ma oltre alle armi già inviate non ho visto alcuno sforzo per arrivare ad un cessate il fuoco (magari interloquendo e coinvolgendo altre potenze). Occorre uno sforzo maggiore di diplomazia, forse non è stato fatto abbastanza e questa strada ha lasciato troppo presto lo spazio alla sola violenza della guerra, con le conseguenze che tutti vediamo. Peraltro non dobbiamo dimenticare che la Russia è una potenza nucleare.

Recentemente in Aula ha parlato di carcere. Che ne pensa del dibattito di questi giorni su vicenda Cospito?

La mafia e la criminalità organizzata sono sicuramente un grande problema, ma questa vicenda rappresenta qualcosa di grave. Ho fatto per 15 anni il volontario nelle carceri e solo in questi ultimi mesi ho visitato 5 istituti penitenziari e mai ho pensato che andare ad incontrare le persone carcerate potesse voler dire una qualche connessione, vicinanza, sostegno e tanto meno incoraggiamento alla loro condotta (anche qualche politico ho incontrato in questi anni!). Per questo in merito a quello che è stato detto ai colleghi che hanno visitato, giustamente, una persona in carcere in sciopero della fame che sta rischiando la vita, sia qualcosa di molto grave. Ritengo che accanirsi e dileggiare una persona in quello stato sia di cattivo gusto perché la dignità e il valore della vita umana, di tutti, anche delle persone più lontane da noi, vengono prima di ogni posizione o propaganda. Peraltro appare anche grave il fatto che siano state rivelate conversazioni di persone sottoposte al 41bis, il cui spirito principale è quello di “isolare” i detenuti dalla società.

Faccia un appello finale al voto in regione

Andare a votare è un grande esercizio di democrazia e partecipazione. È importante non lasciare decidere gli altri al nostro posto. In questi anni da consigliere regionale ho capito l’importanza di essere presenti nelle istituzioni perché la differenza si fa mettendo le persone giuste nei ruoli decisivi. Dunque vi invito tutti a sostenere Demos e inoltre, poiché queste elezioni arrivano in un tempo particolare, un tempo di guerra, ho lanciato la proposta "trasversale" di un voto che mandi anche un segnale di pace: andare a votare alle ore 11 per richiamare l'art. 11 della Costituzione in cui è esplicito il riferimento al ripudio della guerra da parte dell’Italia.

Mario Scelzo

Il Pd e Marco Tarquino.

 Titolo, voterò Pd alle Europee se ci sarà in lista Marco Tarquinio. Svolgimento, vi avviso è lungo, se non vi interessa passate oltre. Sono...